martedì 20 maggio 2008

Comunque...non è urgente!

"Diciamolo francamente: non ci sono esigenze sociali tali da giustificare una legge sulle coppie di fatto. Nel caso delle coppie di fatto ho la netta impressione che ci siano esclusivamente esigenze di legittimazione simbolica e nessuna esigenza sociale reale e concreta da tutelare. Se non esigenze così marginali e limitate."
Francesco D'Agostino, ordinario di Filosofia del diritto all'Università di Tor Vergata e presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica.

NON CI SONO ESIGENZE SOCIALI. Ecco alcune di quelle storie, che il signor D'Agostino ritiene marginali.

Federica e Francesco Filipponi
Francesco è morto. È morto il 21 maggio del 2004, investito da un pirata della strada che guidava in stato di ebbrezza e non ha rispettato la precedenza. È morto sul colpo, contro un palo della luce, a 38 anni, mentre stava recandosi al lavoro. Da anni viveva con Francesca, si amavano, ma non si erano sposati. L'avrebbero fatto, di lì a pochi mesi, ma la morte è arrivata prima, senza preavviso. Nel 2001 comprarono una casa insieme, Francesco accese il mutuo e una assicurazione al mutuo. Quando è morto il mutuo è stato bloccato e pagato dall'assicurazione, così la casa è passata agli eredi. Cioè: il padre di Francesco, la madre e la sorella. Federica no. Capita così che la famiglia di lui inizia a chiedere la casa, la giovane donna la deve liberare, se ne deve andare, oppure deve sborsare 350 milioni delle vecchie lire, perché i genitori di Francesco l'hanno fatta valutare e le fanno il piacere di «abbonargliene» 50, altrimenti sarebbero 400. Il 14 luglio 2004, a 57 giorni dalla morte del suo compagno Federica riceve la prima comunicazione scritta, «le chiediamo di lasciare l'immobile che sta occupando senza titolo». Le comunicazioni si susseguono l'una all'altra: non c'è alcuna legge che tuteli Federica, malgrado i dieci anni di convivenza, la residenza nella casa acquistata con il suo compagno. Non è una vedova. Per la legge non è nulla.

Lorenzo e Luca
Racconta Lorenzo: «Una mattina come tante Luca è uscito con la sua auto per andare in ufficio. Mentre si trovava sulla tangenziale di Milano, un camion ha saltato la corsia e lo ha preso in pieno. Da quel momento la nostra vita è cambiata. Fu portato all'ospedale in stato di incoscienza e ovviamente furono avvertiti il fratello e la madre. Io ero in redazione (faccio il giornalista) e non ho saputo niente fino alla sera, quando un comune amico mi avvertì. Da quel momento è iniziato per me un calvario doppio: oltre alla preoccupazione per le sue condizioni di salute, dovevo preoccuparmi pure dei suoi parenti che volevano tenermi lontano. Non solo non mi hanno permesso di assisterlo, ma mi hanno impedito perfino di entrare un attimo nella sala di rianimazione per stringergli la mano. Mi hanno totalmente escluso. Per 8 giorni Luca è rimasto in coma e io non ho potuto vederlo, parlare con i medici, poter decidere a quale cura sottoporlo. Diciamo che io e un qualunque passante in quel momento avevamo gli stessi diritti».

Adele Parrillo e Stefano Rolla
Stefano Rolla, regista, è morto a Nassiriya, mentre girava il cortometraggio «Guerrieri di pace, Babilonia tra due fiumi». È morto insieme ai carabinieri italiani saltati in aria dopo che un camion bomba era entrato nella caserma. Adele Parrillo, la sua compagna, non è stata invitata neanche alla commemorazione delle vittime un anno dopo quella strage. «Eccomi qui, dopo un anno dalla morte del mio compagno sono un fantasma». Ha dovuto scrivere al ministro della Difesa e a quello dell'Interno chiedendo di essere inserita nell'elenco dei familiari delle vittime e di avere accesso allo stesso trattamento delle vedove «perché io non ero un'estranea per Stefano. Non ero una sua amica, una sua collega. Ero la donna con la quale viveva, con la quale aveva sperato di riuscire ad avere un figlio». Il giorno della commemorazione ha consegnato nelle mani del presidente della Camera Pierferdinando Casini, «l'atto notorio di conviventi more uxorio». Adele ha raccontato: «Dopo l'attentato di Nassiriya i familiari delle vittime sono stati seguiti e assistiti con programmi di assistenza psicologica, dai quali sono stata esclusa. Non ho ricevuto neanche il risarcimento, che è stato corrisposto a tutti i familiari, compresi i figli di Stefano Rolla».

Marisa e Renata
Marisa e Renata si incontrano a Modena in una fabbrica di ceramica dove lavorano. E si innamorano. Comprano una casa e aprono un allevamento di polli. Gestiscono insieme, con il passare degli anni, una pizzeria, un bar, una rosticceria. Trascorrono 30 anni. Una sera di dieci anni fa restano coinvolte in un incidente stradale. Finiscono entrambe in ospedale: Marisa si salva, Renata finisce in terapia intensiva, può ricevere visite limitate e solo una persona per volta. Marisa chiede di vederla, permesso negato. Solo i parenti. Renata ha un fratello che vive a Philadelphia. Che non viene mai a trovarla. Nessuno viene a trovarla. In sette mesi Marisa riesce a vedere la sua compagna soltanto sette volte. Renata muore sola, il fratello torna e reclama l'eredità. Marisa è costretta a «ricomprarsi» metà della casa e della rosticceria.

Facciamo con calma per i diritti alle coppie di fatto, tanto non è una cosa urgente. Sono solo storie marginali di uomini e donne che soffrono. Che bisogno c'è di aiutarle?

sabato 29 marzo 2008

Berlusconi? No, grazie.

Il 13 e 14 Aprile si vota. E' vero, queste elezioni sono anti-costituzionali, e in gran parte sono una bufala. Però io al voto ci vado comunque e il mio segno andrà al PD. Questo per vari motivi. Non solo perchè Veltroni mi ispira fiducia, anche se ci sono un paio di punti del suo programma che non mi soddisfano in pieno. Ed è anche vero che non è detto che l'Italia cambi veramente se il Partito Democratico dovesse vincere. Ma quello che mi spinge ad andare a votare è soprattutto la paura di ritrovarci Berlusconi al comando.
Non è una questione di Centrodestra o Centrosinistra. Uno può votare quello che vuole. Ma l'idea che qualcuno possa ancora credere a Berlusconi mi impaurisce. Sto già pensando di prendere il primo volo per destinazione ignota se gli italiani dovessero ancora dare fiducia a lui.
E' possibile che la gente comune non si sia ancora resa conta di chi sia quello lì? A sputtanarlo basterebbero le minchiate che ha detto e fatto in questa campagna elettorale e le relative smentite del suo portavoce. Come apre bocca si sputtana. Ma la gente...niente. E' lì che lo applaude e lo idolatra. Ieri, nuova cazzata "L'Italia è l'unico paese in cui vige la par-condicio e dove lo spazio televisivo è "equilibrato" tra destra e sinistra."
- Prima cazzata: Non è vero che è pari.
Dovrebbe esserlo ma è sufficiente dare una occhiata ai telegiornali per rendersene conto. Il TG1 ha perfino da qualche anno inserito Tremonti come "esperto-economico" a cui far commentare le decisioni del Governo Prodi. Lui che l'economia l'ha sfasciata, adesso è diventato l'esperto? E comunque, sbaglio o lui è dell'opposizione? Per non parlare poi del TG4. Ogni tanto lo guardo perchè è più divertente di un film di Chaplin (ovviamente rido perchè non posso strangolare Fede, altrimenti il primo impulso sarebbe quello). Ieri gli ho dato un'altra occhiata. Servizio su Berlusconi 5'25'' - servizio su Veltroni 45''.
- Seconda cazzata: E' vero che l'Italia è l'unico paese che per legge dovrebbe dare lo stesso spazio a tutti i politici, ma è anche vero che l'Italia è l'unico paese in cui uno di quei politici, uno dei candidati al Governo è anche proprietario della metà delle principali reti televisive italiane e ha mani in pasta in quelle della concorrenza (vedi Porta a Porta per chiarire ogni dubbio). Tanto da essere stato lui a mettere la mordacchia all'informazione e alla satira. Se fosse all'estero Berlusconi non esisterebbe neanche. Quindi che la smetta di sparare minchiate.
Berlusconi mente ogni qual volta propone qualcosa agli italiani, ha dimostrato di non aver alcun rispetto per gli avversarsi e per gli italiani (ricordate il "chi non vota per me è un coglione?") straccia il programma del PD dimostrando di essere solo un pagliaccio per poi far dire a Bonaiuti "Non è vero non ho strappato il programma del PD". Boh, forse era la Guzzanti che lo imitava.
Ha falsificato bilanci costruendosi così un impero economico, ha corrotto giudici e magistrati, fatto leggi apposta per se stesso (tra l'altro proprio quella che afferma che il falso in bilancio non è più reato evitandosi la galera), ha mandato i nostri soldati a combattere una guerra spacciandola per una missione di pace e andando contro l'articolo 11 della Costituzione che vieta all'Italia la partecipazione a qualunque conflitto bellico. Ha messo la mordacchia all'informazione (gestendo personalmente le trasmissioni televisive e i giornali, cacciando Biagi e Santoro, portando giornalisti e conduttori TV a costruire i programmi sotto la sua volontà, spostando inviati, giornalisti e direttori, vedi Mentana/Rossella/Mimun al TG5 e le dichiarazioni dello stesso Berlusconi riguardo la candidatura di Ciarrapico, fascista sì, ma utile) e alla satira (cacciando Luttazzi, eliminando così l'ultimo autore satirico esistente in Italia insieme a Dario Fo e lasciando il campo a programmi come Zelig o Striscia la notizia, che la vera satira non sanno neanche cos'è), ha proposto un ritorno al nucleare come fonte energetica, la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, ha distrutto l'economia italiana e l'immagine dell'Italia nel mondo, tra corna nelle foto istituzionali e il kapò dato a un parlamentare europeo figlio di un ex-deportato in un lager nazista.
Insomma, troverei imbarazzante vivere in un paese che abbia ancora al Governo un uomo come lui. Ma soprattutto mi farebbe schifo vivere in un paese i cui cittadini appoggiano un uomo così.

sabato 2 febbraio 2008

La 194 non si tocca.

La legge 194 sulla regolazione dell'interruzione di gravidanza è una legge giusta e sacrosanta, che non deve essere toccata.
I motivi sono molteplici.
Il proibizionismo non è mai una soluzione giusta e vantaggiosa. Vietare a tutti, indipendentemente dalla storia che ogni individuo si porta dietro, di fare qualcosa è sempre dannoso e non farebbe altro che costringere tale individuo a ricorrere a strade alternative per riuscire nel proprio scopo.
Chi vorrebbe eliminare tale legge crede di poter eliminare automaticamente anche la pratica dell'aborto. E' solo una utopia. L'aborto è sempre esistito e sempre esisterà, la 194 è lì solamente per regolarizzare tale scelta e aiutare le donne, che per vari motivi decidono di ricorrere all'aborto, ad avere assistenza, conforto, persone con cui parlare e con cui, eventualmente, decidere di partorire. Sopprimere la 194 non porterà a una diminuzione del numero di aborti ma costringerà le donne a ricorrere ad aborti clandestini, in segreto, magari con forti rischi per la propria incolumità e incrementando un mercato illegale, che proprio grazie a questa legge è stato fortemente ridimensionato.
Ogni persona è diversa. Ogni uomo ha una propria storia, vive una vita che non è la stessa del resto dell'umanità. Creare una legge che vieti od oblighi tutte le persone a fare (o non fare) qualcosa strettamente legato alla propria vita è sbagliato e immorale. Ogni persona deve avere la libertà di scegliere che cosa è meglio per la propria vita e per quella del figlio che sta aspettando. Perchè se è vero che abortire è una pratica estremamente dolorosa, a volte è necessaria anche per non costringere il figlio a dover vivere in una condizione di vita estremamente complessa per lui. A volte, partorire diventa un gesto di egoismo.


Estratto da "L'Espresso" del 17 Gennaio 2008 di Daniela Minerva

"Era il peggiore momento della mia vita: mi muovevo tra tre città, mio padre aveva appena avuto un infarto, avevo appena cambiato compagno, avevo persino qualche guaio giudiziario. E 21 anni." E, nella confusione, si sbagliano anche i test: così il primo risulta negativo e lei pensa a un ritardo. Poi il secondo: positivo. Il tempo stringe. Corre a fare l'ecografia, ormai verso la decima settimana, e l'ecografista le mostra il cuore, spiega dove sono gli organi. "Non te lo dimentichi più, continui a rimuginare su quella foto. Oggi avrebbe sei anni: chissà come sarebbe?" Può capitare, all'improvviso nel peggiore momento possibile: disorientamento, paura, i genitori, anziani, contrari all'aborto, il compagno, troppo giovane, che non ne vuole sapere. Con un peso sul cuore che non puoi sopportare, a 21 anni. Sei talmente piccola a quell'età a trovarti in guaio senza sapere perchè. Ma anche allora, alla ragazza con cui stiamo parlando, non sfuggiva che: "Mettere al mondo un bimbo in una situazione così complicata significa creargli sin da subito dei problemi." [...] E alla madre che, invece "Mi diceva che se lo avessi fatto, sarei stata una persona migliore. Ma si può fare un figlio per raddrizzare la propria vita? Non è una cosa orribile?"

Due figli, 38 anni: restare incinta, per la terza volta, dopo 13 anni di matrimonio, senza averlo programmato sembra impossibile. Non si può dare la colpa all'ingenuità, all'ignoranza. Però accade. Magari perchè, dopo 13 anni e con una vita senza fiato tra lavoro, scuole, doposcuole, pediatri e palestre, tra ore nel traffico e cene in compagnia del Tg, resta, per sentirsi vivi, solo lo spazio dell'intimità. Che, poi, non è più così intenso, ma ci manca solo di appesantirlo con interrogativi sul ciclo dell'ovulazione o la richiesta di un'altra barriera alla fusione di coppia. Sono passati cinque anni e la persona che ce lo racconta, comincia solo ora a ricostruire quello che lei definisce "la cosa più terribile che possa capitare a una donna": essere costretta a decidere che quel figlio che porta in sè, a differenza degli altri, non ha diritto di nascere. Sta scegliendo tra un figli oe l'altro, e lo fa perchè dentro di lei non c'è altro spazio, perchè deve salvaguardare sè e il benesseredei suoi figli; non imporre rinunce, malumori, turbamenti a cui lei non riuscirebbe a far fronte. E il dolore di quella scelta, ci dice oggi: "E' inaudito. Non finisce mai. Perchè ti sentirai per sempre una madre inadeguata, debole, incapace; e, in fondo, una madre assassina." [...] Ma non c'erano alternative, inutile discuterne. La mia vita era un inferno: lavoro, figli, famiglia e adesso si è anche ammalato mio suocero. Il tutto nel traffico di Roma. Non potevo avere un'altro bambino, non avrei retto. So che leggendo, magari qualche anima bella penserà che altre ce l'hanno fatta con tre, quattro figli. Buon per loro. Essere madre non è un sacrificio. E' una gioia. Se si scatena il demo ne del non posso, vuol dire che non devi.

Essere madre non è un sacrificio. E' una gioia. Se si scatena il demone del non posso, vuol dire che non devi.

31 anni e un progetto in testa: una famiglia. Infranto da un'ecografista molto bravob Bravo da vedere quello che i nostri occhi non vedono nel tracciato degli ultrasuoni: gli organi addominal idel bambino non sono racchiusi da nulla, sono duoi dal corpo. Panico. Questa condizione è spesso legata ad anomalie cromosomiche associate con deficit mentali. "Quel figlio l ovolevamo, ma non potevamo rischiare." E la diagnosi prenatale ha mostrato che il bimbo sarebbe stato handicappato grave pieno di problemi di salute. "Tutti quei discorsi su quanto è bello crescere una creatura così sfortuna sono discorsi sa salotto, chi li fa non sa cosa significhi o è una santa, magari benestante. La realtà è che sei solo, che non ci sono servizi, che i costi sono insostenibili."

sabato 26 gennaio 2008

Satira - Dario Fo

Intervento di Dario Fo, contenuto nel blog di Daniele Luttazzi www.danieleluttazzi.it
C'è solo da imparare.
"In questi giorni nei vari articoli apparsi sui quotidiani a commentare la censura di cui è stato vittima Daniele Luttazzi, si sono susseguiti a iosa termini come “buongusto”, “stile”, “opportunità”, “decenza”, “trivialità”, ecc..
All’istante, di contrappunto mi sono venute in mente caterve di espressioni e situazioni scurrili a dir poco feroci, impiegate da maestri storici della satira, a cominciare da Mattazzone da Calignano, grande giullare lombardo del XIII secolo, che, in un suo fabulazzo sulla lamentazione dell’uomo per la pena che Dio ha imposto a lui e alla sua femmina, elenca le fatiche e le mortificazioni nonché i continui flagelli e morbi a cui le creature umane sono sottoposte fin dalla creazione. Il Padreterno si lascia convincere dalle invocazioni dell’uomo e, ipso facto, decide di creare a suo vantaggio il villano, che lo servirà “in ogni bisogna” al par d’uno schiavo. In quell’istante passa di lì un asino e il creatore con un gesto della sua mano santa lo ingravida. Al nono mese, preannunciato da “un trempestar tremmendo de fulmini e saiette, de la panza de l’anemal, traverso el so’ cul de lü, sbotta de fora ol vilan spussento, tüto empastao de merda sgarosa e: stralak! Sto cul sforna criante ol servante creat da Deo. Una piova sbatente se spraca contra el corpazon del vilan scagazzao spussente, perché se faga cosiensa de la vita de merda che ve se presenta. ‘Da po’ che l’è nato egnudo’ ordena el Segnor ‘deghe un para de brache de canovasso crudo, brache spacà in del messo e dislassà, che no’ debbia pert tropp tempo in del pissà!’.”
Subito appresso mi appare Bescapè, un contemporaneo di Mattazzone da Calignano, che ci accompagna, mezzo secolo prima di Dante, nell’Inferno, dove personaggi ben noti della società del tempo vengono immersi a testa in giù nello sterco fumante, costretti a compiere gargarismi, trillando in gola secchiate di escrementi prodotti da animali fra i più fetenti.
E poi ancora vedo scorrere i milanesi longobardi sconfitti da Carlo Magno, che un anonimo fabulatore descrive costretti dall’Imperatore a “nettar co’ la lengua l’arco treonfal, costruit da lori mismi a onor da lu venzedor franzoso. Sü l’arcon tüti i soldat de Carlo gh’hann pissat sovra per una jornada entera e anco smerdao con cüra. Das po’ a ognün de’ Longobar fue ordenat de catar rospi, ratti e pantegan de fogna, e cusinarseli per far gran banchetto. I poverazz, boni cosiner con erbe parfumate, hann insaporit i boccon del pasto, engorgià tuto con gran fatiga e despo’ all’entrassat, tuto ch’avien magnat, gh’hann vomegado fora. L’emperador, desgostà, l’ha criat: ‘Ma cos’è ‘sta porcaria? No’ voi védar per le mee terre ‘sto vomegame! Lecadevelo subetamente e che tuto sia ben polido!’. Oh ch’el regal potestà!”.
Di certo si tratta di brani poco noti, che però Dante Alighieri ben conosceva per averli addirittura raccolti nel suo De Vulgari Eloquentia. Attraverso queste testimonianze, è risaputo, il sommo poeta, insieme ad altri autori che l’hanno preceduto, costruì il nuovo linguaggio, o Dolce Stil Novo, che ognuno di noi impara a considerare la base assoluta della nostra cultura.
Lo stesso Dante usa immagini similari per colorare di veemente indignazione la presenza di certi notissimi personaggi in cui incappa nell’infernale viaggio osceno. “A chi servirà quel buco vomitante fuoco?” chiede il tosco poeta a Virgilio. E quegli risponde: “Là dentro verrà fra poco infilato testa in giù, un Pontefice che ben merita di starsene a cottura lenta e le natiche al vento a sbattacchiar gambe al par d’un forsennato!”. Quel Pontefice è nientemeno che Bonifacio VIII, quello che incarcerò, costringendolo a vivere incatenato tra le proprie feci, Jacopone da Todi che si era permesso di insultare il Santo Padre in questione urlandogli: “Ahi! Bonefax! Hai iogato ben lo munno! Ahi! Bonefax! Che come putta hai traito la Ecclesia!” cioè, come una puttana hai ridotto la Chiesa!
Oggi, si sa, nessun cardinale si permetterebbe di porre mano pesante su questi scritti... è questione di opportunità e stile... oggi!
Ma di certo vi farà sussultare di stupore scoprire che anche il santo giullare Francesco di Assisi spesso si lasciasse andare a espressioni di un linguaggio azzardato, per non dire sconveniente. Infatti in una delle storie testimoniate da suoi seguaci, si racconta che un giovane discepolo un giorno si recò da lui disperato, sconvolto, giacché continuava ad apparirgli un orrendo demonio che lo tormentava con lusinghe e minacce, perché si lasciasse indurre nel peccato. Francesco, dopo averlo ascoltato, da autentico giullare quale era, disse al suo tormentato fratello: “Sai che debbi fare? Quando verrà l’enfame demonio, tu digli spietato: ‘Veneme appresso che eo te abbranco per l’orecchi, ti vo’ a spalancà la bocca e in quella ci caco dentro tutto lo smerdazzo che me riesce d’emprignatte!’. Così il giovine seguace repetette a lu demonio quella menaccia che Francesco li avea soggerita: ‘Te vo’ cacando in la bocca finché t’annego de merdazzo!’ Quello diavolo, preso de lo terrore, fuggì, annanno a sbatte contro rupi de le montagne che se sgretolaveno, come sotto tremmamoto, e tutto lo covertirno, seppellennolo per l’intero.”.
È inutile sottolineare che di questa leggenda non si trova traccia nella versione ufficiale della vita di Francesco, quella riscritta quarant’anni dopo da fra Bonaventura da Bagnoreggio, eletto a generale dell’ordine dalla Chiesa di Roma, che censurò l’originale, anzi lo distrusse addirittura mandandolo alle fiamme.
Ma quello di mascherare le notizie e le testimonianze che danno impaccio alle elegie è cosa di tutti i giorni da sempre. Al contrario spesso si scelgono bell’apposta, come nel caso di Luttazzi, le espressioni e i lazzi satirici palesemente scurrili e si mettono in bella mostra allo scopo di abbassare il livello di dignità dell’autore. Conosciamo bene questa pratica davvero ipocrita e furbesca: ti si accusa di usare forme oscene di linguaggio per censurarti o addirittura eliminarti dalla scena.
A me e a Franca è accaduto con Canzonissima quando ci permettemmo di parlare di morti bianche sul lavoro e della mafia criminale. Nessuno, fino ad allora, sto parlando di quarant’anni fa, aveva mai trattato l’argomento. Anche in quell’occasione, fra le tante accuse, quali quella di buttarla in politica, ci si scaraventò addosso anche l’accusa di scurrilità e di non rispettare il comune sentire degli spettatori.
Luttazzi non a caso stava preparando una puntata sull’enciclica del Pontefice. Come eliminarlo senza mettere in primo piano l’autentico soggetto? Si fa la carambola: si spara su un bersaglio laterale per poterti di rimando colpire in piena fronte o, se volete, in piene chiappe. A parte che un bersaglio come Ferrara, è così generoso, da non potersi sbagliare!
Esulta, mio caro Daniele! Così ti hanno eletto a classico della satira, e anche della letteratura! Complimenti! "

giovedì 24 gennaio 2008

Basta difendere il Papa.

La mancata partecipazione del Papa all’apertura dell’anno accademico alla Sapienza è stata una mossa astuta da parte del pontefice che ha portato a sollevare un inutile, quanto dannoso, muro in sua difesa. I giornali titolavano che il Papa era stato censurato. Che alcuni docenti e studenti gli hanno proibito di presentarsi alla Sapienza. Cazzata. Il Papa si è tirato indietro vigliaccamente (e astutamente) per sua spontanea volontà, perché secondo lui non c’erano le condizioni per partecipare. All’ultimo Angelus, Ratzinger ha avuto il coraggio di invitare “Tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene.” Cosa?
Cioè qualcuno ha liberamente dimostrato, senza violenza, (com’è nel loro diritto), il proprio dissenso per la partecipazione del Papa, lui si è tirato indietro spaventato perché qualcuno poteva non essere d’accordo con il suo pensiero … e siamo NOI a non rispettare le opinioni altrui? Ratzinger avrebbe dovuto prendere atto della protesta e presentarsi comunque alla Sapienza, in nome anche di tutti gli studenti e docenti desiderosi di sentirlo parlare. Non l’ha fatto.
Come al solito la Chiesa non accetta chi la pensa diversamente, si tira indietro ad un confronto e fa la vittima. Le parole del direttore di Radio Maria, secondo cui quei ragazzi che hanno protestato dovrebbero finire all’inferno, la dice tutta.

Vergognosa poi l’uscita dei politici, sia del Governo che dell’opposizione che hanno dimostrato affetto al Papa e sostegno in questo momento difficile. Il leader dell’UDC Casini ha detto “Siamo qui (in Piazza San Pietro) per dimostrare al Papa il nostro affetto, ma anche per affermare i valori della libertà e dell'identità cristiana in Italia" e aggiunge che in Italia "c'e' un problema di libertà perché un gruppo minoritario di nostalgici delle ideologie del passato" ha impedito a Ratzinger di parlare alla Sapienza. Nessuno ha impedito al Papa di parlare. Si è tirato indietro lui per paura di un “gruppo minoritario” di contestatori.
Franceschini del PD: “Le basi di uno Stato laico sono la libertà di parola, di pensiero e delle idee altrui. La mia presenza quindi e' un atto di solidarietàal Santo Padre". E ai ragazzi e ai docenti che per dimostrare le loro idee e il loro pensiero sono stati tenuti fuori dalla Sapienza dalle forze dell’ordine e che vengono accusate di censurare il Papa non dimostra solidarietà nessuno?
P.S. 1 – Il Papa ha la sua bella libertà di parola una volta a settimana (per non dire tutti i giorni), dice quello che vuole e giustamente nessuno glielo impedisce. Com’è che se un centinaio di ragazzi dicono la loro, se dei docenti universitari dicono la loro, bisogna chiudergli il becco?
E poi che cavolo c’entra il Papa con l’Università? Ad una trasmissione televisiva, lo psicologo Alessandro Meluzzi ha detto che il Papa è a favore del progresso scientifico in nome del benessere e della salute dell’uomo. Falso. È a favore del progresso scientifico in nome del benessere e della salute dell’uomo CRISTIANO. Non a caso è stato proprio Ratzinger a dire “Se si perde riferimento a Dio le conoscenze della scienza possono diventare terribile minaccia e portare a distruzione del mondo” La scienza non è cristiana! È vero che può essere fatto un uso dannoso delle scoperte scientifiche, ma il metodo di giudizio non è la morale cristiana, ma l’uomo inteso come essere vivente, come animale pensante, come individuo singolo.

P.S. 2 - Basta abusare del termine LIBERTA’. Ma Berlusconi e tutti gli altri politici che da ogni schieramento chiedono costantemente la libertà, hanno la minima idea di che cosa significa essere privati della libertà? Che sia di parola, di idea o libertà di vivere? Nel giorno della Memoria dovrebbe essere proibito l’uso e l’abuso del termine LIBERTA’ all’interno di discorsi politici.